Prove del nostro teatro è un’opera esemplare dei ‘topos’ dell’Autore, quasi qui condensati e resi evidenti.
C’è una filosofia di fondo in questa silloge: che l’esistenza umana è fondamentalmente teatro, rappresentazione, assunzione di ruoli. Commedia (o tragedia o farsa) in cui i personaggi somigliano a delle marionette appese ad un filo, che recitano un testo di cui nessuno conosce l’Autore. Qui Greco costruisce una formidabile metafora della vita (gli attori senza paga, il palcoscenico e la platea, il grand-guignol) che rimanda a Pirandello e a Eduardo, ma che s’insinua anche nello spettacolo mass-mediatico (vedi ‘uso e abuso’).
dalla introduzione di Daniele Giancane
Campano di Ariano Irpino, ex quadro in pensione, RENATO GRECO, sessantaseienne, vive da tempo a Modugno di Bari dopo essere stato a Milano per oltre vent’anni e a Napoli e a Firenze per alcuni altri.
Laureato in giurisprudenza, si occupa da sempre prevalentemente di poesia. In tale campo ha ottenuto significativi successi nei concorsi nazionali e internazionali, tiene conferenze sulla poesia del Novecento e legge poeti nelle Università Popolari.
A partire dal 1989 ha pubblicato ventidue raccolte. Qui si ricordano le più recenti: Le occasioni terrestri, Da luoghi anteriori, Il pianeta sommerso, I paesaggi sensibili, La terra attraversata, Rose dall’ultimo paese e Dai golfi del 2000.
Ha inoltre pubblicato Autoantologia - Poesie scelte 1955-2000 e La lunga via, da ieri fino a dove - Epopea umana dall’oscurità al V secolo a.C., opera di poesia epica in 5 volumi.
Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, serbo.
La raccolta Il pittore del cielo, infine, è stata pubblicata nel 1998 a Belgrado con traduzione di Dragan Mraovic.
Ha pubblicato con Autore libri, Levante, La Vallisa, Edizioni dal Sud, Bastogi, Campanotto, Portofranco.