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IL TESTO E L’AUTORE
Un libro che caratterizza uno stile
particolarmente magistrale, una cadenza e una orchestrazione liriche
fortemente improntate alla fascinazione della parola. Un connubio felicissimo
con esiti straordinari di grande effetto, questa nuova silloge di Giovanni
Caso, dalla quale si evince, in ogni suo dettaglio, la forza prorompente e
immaginifica di un far poesia alta, qualificata, che esalta la dovizia della
scrittura, proiettandola in un afflato sofferto di metafore, di allusive
forme che traducono appieno le capacità liriche dell’autore. La
suddivisione del libro in cinque parti, secondo un’andatura musicale in crescendo, come è rilevabile dalle
epigrafi in apertura d’ogni singolo segmento, raggiungono esiti più pacati
e sereni verso la fine, dove sembra quasi che lo spirito si acquieti dopo un
cammino dolorante, faticoso.
Niente è superfluo in questo libro, dotato di una
capacità semantica sorprendente e una metafora fra le più individuate e le
più valide. Vi è la nostalgia di un progetto utopico che sa la funzione liberatoria e catartica della parola, fatta luce e mistero in
un’avventura che si mostra senza scarti, senza sbavature, in un cammino
interiore marcatamente sfrondato di residue scorie, dove le rivisitazioni
appaiono coinvolgenti, e la voce dell’anima dètta le parole adatte
all’esperienza fatta sulla carne viva.
Giovanni Caso è uno di quei pochi esempi di lirismo che
una maturità linguistica rende accattivante e meritevole d’attenzione
da parte della critica che conta. Una luce che ispira l’identità
dell’uomo pronto a pronunciamenti cosmici, più universali e scanditi in
tempi rigorosamente evocativi, rispetto alla sua mediterraneità. Si evincono
splendide immagini che esaltano la funzione metaforica del modulo/sintattico,
dotandolo di una fervida immaginazione e di un classicismo (ri)visitato e corretto alla luce della
grande lezione del primo Novecento e oltre, una riappropriazione di archetipi
e di canti dove la profondità del sentimento vigila il dolore e lo sfronda,
lo racchiude con distacco dentro la tradizione simbolica che sottende acute
stratificazioni dell’intelletto poetico.
Ninnj Di Stefano Busà
GIOVANNI CASO è nato a Roccapiemonte (SA) il 10
novembre 1943 e risiede in via Zambrano 83/I - Siano (SA). Laureato in
giurisprudenza presso l’Università di Salerno, ha svolto la professione
di Ufficiale dell’Esercito (in congedo da Colonnello) ed è stato insignito
dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della
Repubblica Italiana.
È vincitore di primo premio in
numerosi concorsi nazionali. È presente in numerose antologie. Al suo
attivo annovera le seguenti raccolte, tutte vincitrici di primo premio con
pubblicazione in concorsi per sillogi inedite: Il cuore della terra, premio
“Calabria” 1979; Simile
dissimile, premio “Apudmontem” 1980; Questo significato di noi, premio “Città di Bolzano”
1983; Viaggio oltre l’anima,
premio “Libero De Libero” 2000; Tra silenzi e urli del cuore, premio “Il Golfo” 2001;
Ahmed e Shimon poeti, premio
“Venilia” 2001; Dove la
terra chiama, premio “Penisola Sorrentina” 2007. Ha pubblicato, inoltre, nel 2001, Gli spiriti amanti, per i quaderni di
Artepresente, medaglia d’oro all’Aeclanum 2002. È del marzo 2004 la raccolta dal titolo I versi della luna (1° Premio Città di San Fele). Nel settembre 2007 è uscita,
per i tipi della Ibiskos di Alessandra Ulivieri, la sua ultima silloge Se per poco mi ascolti (1° Premio Laurentum; 1° Premio “Natale-Città di Tremestieri Etneo
– 1° Premio Tra Secchia e Panaro – 1° Premio Don Luigi Di Liegro
– 1° Premio Anna Osti).
È Accademico Benemerito dell’Accademia Universale
“Guglielmo Marconi” di Scienze, Lettere ed Arte, nonché di altre
prestigiose Accademie culturali. È membro della giuria del Premio Nazionale
“Apudmontem” per il libro edito. Dirige Il Labirinto, rivista di cultura enigmistica, rivolta agli
esperti del settore.
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