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IL TESTO
Vittima
sacrificale o ribelle mai doma, eroina romantica o femminista ante litteram,
vestale mistica o passionale trasgressiva… Molto si è scritto e detto
su Antonia Pozzi, molto resta ancora da scrivere sulla sua poesia.
Le Madri-Montagne (sessantaquattro poesie
di Antonia Pozzi, con prefazione a cura di Carla Glori), delinea una visione
organica che abbraccia la poliedrica complessità dell’Opera pozziana, e
nel ripercorrere, con riferimenti puntuali ai testi poetici e agli scritti
autoriali, il lavoro della poetessa, ricostruisce i tratti di una figura
femminile singolare ed emblematica, di una intellettuale critica nel periodo
fascista tra le due guerre, consegnandoci un profilo di donna attuale e
antica, dai molti volti e con un destino misterioso.
Nella sua prefazione, Carla Glori affronta la poliedrica
complessità dell’Opera di Antonia Pozzi e mira a restituirne una
visione unitaria, restando fedele alla scelta metodologica di anteporre la
poesia e gli scritti autoriali ad ogni altra testimonianza sulle vicende
biografiche, e di aderire costantemente, con riferimenti puntuali e rigorosi,
ai testi. Nel fare ciò, opera un rovesciamento rispetto alla predominante e
consolidata tendenza interpretativa della poesia pozziana, per la quale le
poesie, in ultima istanza,’testimoniano’, in una riflessione
pressoché speculare, delle personali vicende, private e sentimentali, della
poetessa: è un ‘rovesciamento critico’ supportato dalla
approfondita analisi di alcuni testi poetici, e che perviene ad aprire a
linee di lettura innovative, che svelano in Pozzi un sotteso disegno visionario,
volto ad abbracciare ed esaltare il potenziale generativo e creativo del
femminile e del materno, la sua
repressa carica di liberazione ( come esemplarmente si evince
dall’ analisi dei testi poetici Voce
di donna e Le montagne).
Il libro ( sulla base della lettura critica in progress) mette a
fuoco e svolge intrinseche prospettive di nuova cultura per la liberazione
della donna, e pone in luce come -
poco più che ventenne e nel clima repressivo e totalitario dell’epoca
fascista - la Pozzi
andasse esplorando un nucleo emergente di pensiero, una sorta di arcana
matrice filosofale generativa di intuizioni, visioni e temi filosofici
inerenti ‘il femminile’, enucleandoli dall’inconscio e
illuminandoli nel profondo dell’aura enigmatica della sua arte.
E’ una figura di artista e di donna - quella che alfine emerge dalla
lettura critica di Carla Glori – indefinitamente complessa e vitale,
poliedrica e sfuggente più di quanto le documentate e consolidate
acquisizioni conoscitive sulla persona e la sua poesia lascino immaginare…
La trama eclettica e problematica de Le Madri-Montagne – che si dipana in plurime direzioni,
addentrandosi per ‘sentieri interrotti’ – insegue e disegna
su piani multidimensionali lo sfuggente e sfaccettato immaginario della poetessa, delineando
alfine entro la complessità dell’Opera tre dimensioni, tre vite
poetiche parallele …
Ma né l’esplorazione del corpus delle poesie d’amore (del
suo sognante immaginario erotico e della sofferta e sublime utopia amorosa )
nè la proiezione del suo viaggio nel ‘mondo ai margini’ delle periferie - in cui erra spaesata tra
poveri tuguri accerchiati dalla minaccia della storia, in una odissea
singolare che ne fa già ‘poeta globale’ ante litteram - e neppure
la sapiente interpretazione ‘ermeneutica’ condotta sui testi caratterizzati da rara potenza
metafisica ( tra i quali, segnatamente,
Le montagne), potranno
decifrare infine l’enigma della poesia pozziana e quello dei
molti volti della poetessa e della donna…
Un enigma che – per un gioco del destino -
una catena inestricabile di eventi, ( la scarsità dei documenti pervenuti, la
sparizione delle carte e di scritti originali, discordanti biografie,
testimonianze frammentarie…), congiura a rendere impenetrabile (
nonostante aprioristiche spiegazioni e supposizioni, interpretazioni o
illazioni finora accampate…). Le Madri-Montagne rende alfine ad
Antonia Pozzi, in tutta la sua pura e indefinita potenzialità, l’aura
inviolata dell’enigma, quella stessa che avvolge e permea la sua Opera.
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